C’erano una volta i nazisti dell’Illinois. Ora ci sono i nazisti dell’Oklahoma. Ci sono anche questi loschi figuri tra i tanti che se la prendono con Lee Raybon, il personaggio interpretato da Ethan Hawke in The Lowdown, la nuova serie FX in arrivo su Disney+ dal 26 dicembre. In The Lowdown Ethan Hawke è Lee, giornalista, scrittore, antiquario. Ma, soprattutto, come si definisce lui, “truthstorian”, che potremmo tradurre in “veristorico”. Cioè uno che punta soprattutto a trovare la verità, visto che ne è ossessionato. Si potrebbe definire un citizen journalist, o giornalista partecipativo, secondo una definizione più tecnica. Ma, come vedremo, è un personaggio che si muove tra più figure.
Pur non essendo un idealista, Lee è fermamente determinato a smascherare la corruzione e a portare alla luce il marciume nascosto della città, anche quando questo lo mette in pericolo. Quando la pubblicazione dell’ultima inchiesta di Lee, un’indagine approfondita sulla potente famiglia Washberg, è immediatamente seguita dal sospetto suicidio di Dale Washberg, Lee capisce di essersi imbattuto in qualcosa di grosso. Seguendo le tracce lasciate da Dale, che invitano a indagare più a fondo sulle circostanze della sua morte, Lee scopre che Betty Jo, la vedova in lutto, sembra essere più interessata al cognato che al suo amato defunto. E poteri forti vogliono impedire a Lee di scoprire altro.
È un personaggio d’altri tempi, Lee. Come è una serie d’altri tempi, fuori da ogni epoca, The Lowdown. Già dai titoli di testa, dal chiaro sapore anni Sessanta – Settanta, per poi proseguire con le prime immagini della serie, ci sembra di trovarci in qualcosa che sta tra i Fratelli Cohen e Quentin Tarantino. Ma molto dipende anche dal fatto di trovarci a Tulsa, nell’Oklahoma, in quell’America di provincia, poco battuta, lontana dai grandi centri, dove tutto sembra essersi fermato. A tratti sembra quasi di trovarsi in un quadro di Hopper, come Nighthawks.
Ethan Hawke è in scena con quell’aria trasandata in modo affascinante, un mood che pochi come lui sanno incarnare. Ha quel sorriso sghembo e quella luce negli occhi che è inconfondibile. Il suo personaggio, giornalista ma anche – come viene definito – uno scrittore fallito (ma “il novanta per cento degli scrittori sono scrittori falliti” dice lui) potrebbe anche essere il Jesse di Prima dell’alba a cui le cose non sono andate così bene. Capiamo di adorare questo personaggio già dal primo momento in cui lascia il suo biglietto da visita a uno dei suoi interlocutori. È un bigliettino blu, forse un post-it, con il suo nome e il suo numero scritto a penna. Da applausi.
Ma, allo stesso tempo, il suo personaggio sembra anche essere l’evoluzione di certi investigatori privati tipici del noir, un Marlowe dei nostri giorni, stropicciato e preso a pugni da chiunque, ma imperterrito nel provare a trovare le risposte che cerca. Il lavoro del giornalista d’inchiesta, qui, sconfina facilmente in quello dell’investigatore. Ed è un lavoro che, ovviamente, dà fastidio a molti e diventa molto pericoloso. Del suo essere stropicciato e malandato fa parte anche lo status di genitore divorziato con una figlia adolescente, con cui ha un rapporto da recuperare.
Veste alla texana, il suo Lee. Jeans attillati, stivali ai piedi, una camicia aperta sopra una t-shirt o una canotta bianca. E spesso il cappello da cowboy. Veste così, ma più elegante, camicia bianca pulita, cravatta texana al collo e un cappello da cowboy più elegante e scuro, quello che si rivelerà l’antagonista della storia, un politico locale, che ha il volto sempre enigmatico e intrigante di Kyle MacLachlan, attore feticcio di David Lynch che oggi sta vivendo una vera e propria seconda giovinezza (ma probabilmente la prima non è mai finita). Lo stiamo vedendo anche tra i protagonisti di Fallout, dove è uno dei personaggi più interessanti.
Una serie come The Lowdown è un gran bel regalo di Natale per chi ama il cinema e la serialità. E per chi ama Ethan Hawke. Un attore che avrebbe potuto rimanere tranquillamente ancorato ai ruoli di eroe romantico tra Prima dell’alba e Giovani, carini e disoccupati, che poteva rimanere un bel volto. E invece ha cercato sempre più le sfide. I personaggi scomodi, come il poliziotto di Training Day, come il serial killer di Black Phone. Continua a stupirci cercando ruoli in direzione ostinata e contraria, e a interpretarli alla grande. Qui non ha paura di andare in scena con il volto tumefatto, coperto di sangue, con un sorriso sardonico sulla bocca. La sua è una grande prova attoriale.
Ethan Hawke mette in scena un’idea romantica del giornalismo e un’attitudine vintage verso la vita. È un uomo che, per lavoro, vende libri antichi, commercia in quadri antichi, vive secondo principi antichi, come questa cosa che un tempo era importante per tutti e ora sembra non esserlo più: la verità. Ricordate cosa leggevamo nella Bibbia? La verità vi renderà liberi. Il nostro eroe non sembra essere un tipo religioso, ma questo motto ben si adatta anche a lui.
Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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