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    Home»Senza categoria»Young Sherlock: Hero Fiennes Tiffin è il giovane detective dall’intuito geniale. Su Prime Video
    Senza categoria

    Young Sherlock: Hero Fiennes Tiffin è il giovane detective dall’intuito geniale. Su Prime Video

    By 4 Marzo 2026Nessun commento6 Mins Read
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    “Per conoscere il tuo nemico, devi diventare il tuo nemico”. È una fase che sentiamo pronunciare in Young Sherlock, la serie con protagonista Hero Fiennes Tiffin (After) nei panni di Sherlock Holmes, prodotta e diretta da Guy Ritchie. E in Young Sherlock vediamo un giovanissimo Sherlock Holmes, a Oxford, dove si trova in una veste molto particolare, incontrare proprio il suo arcinemico, quel James Moriarty che gli darà filo da torcere in tutte le sue avventure da adulto, come abbiamo imparato a conoscere dai libri di Arthur Conan Doyle e dai film che ne sono stati tratti. In versione seriale, Young Sherlock è un giallo irriverente e ricco di azione che segue le prime leggendarie avventure dell’iconico detective. Tutti gli 8 episodi della serie sono disponibili dal 4 marzo in esclusiva su Prime Video

    Quando un carismatico Sherlock Holmes, giovane e ribelle, incontra nientemeno che James Moriarty, viene trascinato in un’indagine per omicidio che mette a rischio la sua libertà. Il primo caso in assoluto di Sherlock svela una cospirazione che attraversa il globo, e culmina in uno scontro esplosivo che cambierà per sempre il corso della sua vita. Ambientata in una vibrante Inghilterra vittoriana e con avventure oltre confine, la serie svela le prime gesta dell’adolescente anarchico destinato a diventare il più celebre residente di Baker Street.

    Young Sherlock inizia in un modo che non ti aspetti. Il compassato detective Sherlock Holmes, già trasformato da Guy Ritchie in un action hero nei due film con Robert Downey Jr. girati per il cinema, qui entra in scena quando il fratello va a prenderlo in prigione, dove si sta cimentando in una rissa. Il giovane Sherlock non è quello che siamo abituati a conoscere da adulto. È una faccia da schiaffi, è irriverente, è fuori da ogni convenzione e ogni regola. Eppure è intelligentissimo, intuitivo, colto. Uno che, secondo un amore che gli ha trasmesso il padre, divora ogni libro che si trova davanti e lo assimila alla perfezione.

    Che sia uno Sherlock Holmes irriverente è normale. Perché siamo in un’opera di Guy Ritchie, uno degli esponenti del cinema postmoderno inglese, rivelatosi tra il 1998 e il 2000 con Lock & Stock – Pazzi scatenati e Snatch – Lo strappo. Il suo cinema degli inizi doveva molto a quello di Quentin Tarantino, di cui riprende la lezione – violenza spinta ed estetica, ironia, dialoghi surreali – ma senza la sostanza e la capacità di scrittura e approfondimento dei personaggi del regista americano.

    Guy Ritchie, come dicevamo, aveva già portato sul grande schermo Sherlock Holmes, con Robert Downey Jr. nei panni del detective e Jude Law nei panni del fidato assistente Watson, in due film che avevano avuto un buon successo, Sherlock Holmes, del 2009, e Sherlock Holmes – Gioco di ombre, del 2011, in cui, dopo essere stato evocato alla fine del primo film, arrivava finalmente Moriarty. Tutto era pronto per una trilogia, ma un terzo film, chissà come mai, non è mai stato realizzato. Ritchie aveva comunque ringiovanito – anche se non tanto come qui – il suo Sherlock Holmes.  Lo aveva reso un misto tra James Bond e una rockstar tormentata, un uomo d’azione, uno che fa a botte, come si vedeva in una delle prime sequenze, degna di Fight Club. Sherlock Holmes era un ideale prequel dei suoi gangster movie sgangherati.

    In quei film di Sherlock Holmes, Guy Ritchie aveva trovato una chiave interessante per rappresentare il proverbiale intuito del detective: ci mostrava prima l’azione di un combattimento al ralenti, in modo da farci ascoltare dalla voce di Holmes tutte le sue deduzioni, che lo porteranno a colpire l’avversario in un certo modo (è come se il protagonista pre-visualizzasse, immaginasse in anticipo lo scontro), poi ci mostrava il combattimento vero e proprio, la stessa scena di prima ma a velocità normale.

    È questo il dono di Sherlock Holmes: vedere. Vedere tutto, vedere velocemente, vedere prima degli altri, vedere cose che altri non vedono. E la sua peculiarità è ancora al centro delle nuove avventure del detective, perché Guy Ritchie ci vuole raccontare che Holmes è stato sempre così, anche quando era solo un ragazzo. Quell’abilità di vedere prima degli altri la ritroviamo nelle scene, divertenti, dei suoi furti dei portafogli (sì, è a causa di quelli che si trovava in prigione) messi in atto per il solo gusto di farlo e di mettere alla prova il suo occhio, la sua scaltrezza, la sua velocità, tanto da restituirli subito (cosa che, però, non riesce a spiegare e che non viene apprezzata). Quell’abilità di studiare e di dedurre la ritroviamo quando, in una sfida con uno studente di Oxford, legge le sue mani e il modo di portare un anello per svelare quale sia la sua indole e il suo carattere. In modo diverso dai suoi film, meno estetico, meno spinto, Ritchie ci racconta ancora chi era Sherlock Holmes: uno che gioca sull’anticipo, sulla scaltrezza, uno ossessionato dall’intuizione e dalla deduzione.

    Il protagonista di Young Sherlock è Hero Fiennes Tiffin (figlio di Martha e nipote di Ralph e Joeseph Fiennes) che era già il bel tenebroso protagonista di After, e che è perfetto per incarnare un giovane inquieto, con quel volto a metà tra il bambino imbronciato e il piccolo delinquente. Accanto a lui ci sono Dónal Finn (La Ruota del Tempo), Zine Tseng (Il problema dei 3 corpi), Joseph Fiennes (Il racconto dell’ancella), Natascha McElhone (Halo), Max Irons (Condor) e Colin Firth (Il discorso del re). Guy Ritchie è regista dei primi due episodi ed executive producer. E, alla fine, finisce per girare sempre lo stesso film. Un gangster movie con scazzottate da pub, musica rock (la sigla è Days Are Forgotten dei Kasabian), ritmo vorticoso sia nei dialoghi che nell’azione. Ma l’anima del giovane Holmes c’è, e sembra essere interessante. È proprio lui a spiegarci il segreto del suo successo. “La curiosità è la più grande delle virtù, ma non se sei un gatto”. Il proverbio inglese, infatti, dice “curiosity killed the cat”.

    di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

    Fai clic qui per vedere lo slideshow.

    L’articolo Young Sherlock: Hero Fiennes Tiffin è il giovane detective dall’intuito geniale. Su Prime Video proviene da Daily Mood.

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