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    Senza categoria

    Beverly Hills 90210: Come eravamo, com’era l’America negli anni Novanta

    By 7 Aprile 2026Nessun commento8 Mins Read
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    Una grande villa nel verde. Un apparecchio che gracchia, continuamente “sveglia, sveglia, sveglia” e ha la forma di una testa di pantera appesa al muro. Uno stereo suona musica rock. E Brandon Walsh, che ha il volto di Jason Priestley, prova a svegliarsi. Ma è in una città nuova, in una casa nuova, ed è il primo giorno in una scuola nuova. Meglio restare a dormire. Nella stanza accanto la sua sorella gemella, Brenda, Shannen Doherty, è già sveglia e pronta per andare a scuola. Ma non sa cosa mettersi. Inizia così il primo episodio di Beverly Hills 90210, la serie con cui tutti siamo cresciuti negli anni Novanta, e finalmente arriva su Sky dal 3 aprile. Inizia così e non ce lo ricordavamo affatto. Forse perché allora andava in onda su Italia 1, e bisognava sintonizzarsi all’ora giusta, e poteva capitare di perdere alcune scene. O forse perché è una serie durata molti anni e poi non è tornata spesso in tv. Così, a differenza di altre, non è una di quelle serie che abbiamo visto più volte. Ora è l’occasione giusta per tornare indietro agli anni Novanta. E ai nostri vent’anni. Dal 3 aprile arrivano tutte le dieci stagioni di Beverly Hills 90210. Per la prima volta dal 2001 in Italia, l’intero cofanetto della serie che ha lanciato star internazionali come Jason Priestley, Jennie Garth e i compianti Shannen Doherty e Luke Perry sarà disponibile on demand, in alta definizione e nel formato 16:9. Dalla stessa data, la serie partirà in modalità maratona su Sky Collection, per l’occasione rinominato Sky Beverly Hills 90210. Inoltre, dal 9 aprile andrà tutti i giovedì alle 20:30 su Sky Serie (con tre episodi a settimana): la stessa collocazione che la serie aveva negli anni Novanta sulla tv generalista.

    Il pilota di Beverly Hills 90210: non c’è Dylan

    La famosa sigla scorre, con i nomi degli attori in sovraimpressione, e non ancora abbinati ai volti come nelle sigle storiche della serie. Nella sigla immagini che evocano il lusso e l’atmosfera di Beverly Hills, quartiere altolocato di Los Angeles. Il primo episodio della serie è molto diverso dagli altri. Come si usava un tempo, è infatti l’episodio pilota quello che viene girato per essere un test della serie. A volte non viene approvato. A volte sì, e diventa la prima di tante puntate. Nel “pilota” di Beverly Hills, i protagonisti infatti hanno pettinature diverse. Brandon ha i capelli molto lunghi sulla nuca. Brenda li porta pettinati da un lato. Torneranno – il resto degli episodi si gira parecchi mesi dopo il pilota – con i capelli corti sulla nuca e con la proverbiale frangetta sulla fronte. E poi, nel pilota, non c’è Dylan McKay, Luke Perry, che avrebbe segnato in modo indelebile la serie. Al momento di scriverlo e girarlo, quel personaggio non lo avevano ancora trovato.

    Dal Minnesota a Beverly Hills: il grande salto

    Come tutti sappiamo, Beverly Hills 90210 è la storia di Brandon e Brenda Walsh, due gemelli che si trasferiscono in California dal freddo Minnesota. Con il tempo alla loro provenienza si pensò di meno. I due ragazzi si sarebbero integrati e sarebbero diventati di fatto due ragazzi californiani. Ma nei primi episodi il contrasto tra il Minnesota e Los Angeles si sentiva tutto. I due gemelli Walsh appaiono spaesati di fronte alla grande città, e questo, pur con le debite proporzioni, è qualcosa in cui molti si possono identificare. All’inizio, la serie punta molto sul racconto dell’ambiente privilegiato, altolocato: i ragazzi che arrivano a scuola in macchine di lusso, con tanto di parcheggiatore dedicato, le ragazze in tubini e minigonne e look da modelle. Brandon e Brenda non hanno problemi economici, ma certo non sono al livello dei loro amici. E questo, almeno all’inizio, si sente.

    La moda negli anni Novanta

    In Italia Beverly Hills 90210 arrivò nel 1992. In America andò in onda per la prima volta il 4 ottobre 1990. Gli anni Novanta erano proprio all’inizio. Ed è bello vedere gli abiti di allora. Kelly Taylor (Jeannie Garth) veste shorts di jeans con sotto pantaloncini da ciclista verdi fluo e una t-shirt arancione, o jeans a vita alta con cinturone e una camicetta bianca che lascia le spalle scoperte. Steve Sanders (Ian Ziering) si presenta ad una festa con una giacca nera da smoking indossata sopra una polo e un paio di pantaloncini bianchi. David Silver (Brian Austin Green) indossa sempre giacche molto ampie, dalle spalle larghe, ancora dal gusto anni Ottanta, su camice o magliette coloratissime. Ma, allora, non lo avevamo notato, porta una t-shirt dei New Order. E infatti il suo personaggio diventerà un deejay e un produttore. Brandon e Brenda, all’inizio, hanno ancora un altro stile. Jean e t-shirt molto semplici. Impareranno anche loro, soprattutto lei, il look californiano. Gli anni Ottanta erano finiti, il grunge e il nuovo punk non erano ancora arrivati. Il look è in un momento di passaggio. Non mancano i famosi maglioni di cotone e le giacche a due colori con le grandi lettere, da college. In generale, Beverly Hills vive di abiti coloratissimi: i verdi, gli arancio, i gialli, i viola. Eppure, non si ha mai l’impressione di vivere qualcosa di datato. Quello stile, quello delle high school americane, in qualche modo è rimasto ed è arrivato fino a noi. È un classico.

    1990: gli ultimi anni di pace e prosperità

    Ha qualcosa di particolare, di solare, Beverly Hills 90210. E non è solo la California. L’inizio degli anni Novanta era una sorta di età dell’oro, un’era idilliaca. Nel 1989 era caduto il Muro di Berlino ed era finita la Guerra Fredda. Al mondo intero si prospettava un lungo periodo di pace e prosperità. Non sarebbe durato: già poco dopo sarebbero scoppiate la Guerra del Golfo e quella nei Balcani. Ma allora chiunque ignorava tutto ciò. È forse quello che ricordiamo come l’ultimo periodo di serenità e di benessere economico.

    L’America del 1990 e quella di Trump…

    Vedere quell’America di allora e confrontarla con l’odierna America di Trump fa davvero colpo e lascia molta malinconia. Quella, e tutta quella del decennio precedente, era l’America che sognavamo, un mondo motivazionale, una continua ispirazione. Tutto quello che avveniva nel mondo avveniva prima là che da noi. Oggi dell’America i ragazzi non se ne curano: amano e sognano il Giappone e la Corea. E gli USA non sono più al centro della cultura e dei pensieri dei più giovani.

    E alla fine arriva Luke Perry

    E poi, un giorno arriva lui. Luke Perry, alias Dylan McKay. Entra in scena al minuto 8.20 dell’episodio 2. E salva un ragazzo da un atto di bullismo, connotandosi già come un eroe. “Forse è meglio se lo lasci stare”. Poche parole, ma dette in modo convincente. Dylan viene svelato lentamente. Prima arriva la voce. Poi viene inquadrato, in penombra, di spalle. E poi si gira, ed eccolo. Chiaramente ispirato a James Dean, è vestito in jeans, t-shirt bianca, e quei tipici giubbetti anni Cinquanta-Sessanta. È questo il mondo che vuole evocare. Anche i capelli, sparati in alto, ricordano proprio JD. È il “rebel without a cause”, un personaggio ben preciso, ben definito. Le Converse ai piedi e una Porsche vintage completano il quadro. Si chiama Dylan, come Bob Dylan, ma anche come il poeta Dylan Thomas, e di poesia se ne intende: tra un’uscita con il surf e l’altra legge Byron.

    Aaron Spelling: “Luke Perry lo pago io”

    Nel pilota di Beverly Hills Dylan McKay non c’era ancora. Ma, in quel primo episodio, si vedeva che mancava qualcosa. Nel bel documentario I Am Luke Perry, che trovate sempre su Sky e NOW, si racconta del suo arrivo nella serie. Serviva un personaggio particolare, un “bad guy”, un ragazzo problematico. E Dylan è stato costruito anche un po’ su Luke Perry. Aaron Spelling, il produttore, disse “lo pago io” alla Fox che non voleva investire in un altro ingaggio per un personaggio in più. Consci dell’asso che avevano nella manica, ecco l’ingresso in scena ad effetto di Dylan. Avrebbe fatto la fortuna della serie.

    Beverly Hills 90210 non è il solito teen drama: è una storia di figli senza padri

    Alla fine di quel secondo episodio, intanto, si comincia a capire che Beverly Hills 90210 sarebbe stata sì una serie solare, positiva. Ma che avrebbe avuto qualcosa di diverso dai tanti teen drama, che fino allora erano stati soprattutto film, che erano stati fatti. In quella storia spunta una storia di alcolismo. E, nel corso della serie, si sarebbe parlato anche di droghe, Aids, malattie, povertà. Alla fine di quell’episodio 2 vediamo anche Dylan provare a parlare con il padre senza ottenere risposta. E Steve parlare con la madre, famosa attrice, ma vedendola solo in tv. Beverly Hills è soprattutto una storia di figli senza padri e senza madri. E, in questo senso, è molto amara.

    di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

    Fai clic qui per vedere lo slideshow.

    L’articolo Beverly Hills 90210: Come eravamo, com’era l’America negli anni Novanta proviene da Daily Mood.

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