Una mostra che ha già catturato l’attenzione del mondo della moda e dell’arte: “VENUS – Valentino Garavani through the eyes of Joana Vasconcelos” inaugura un nuovo capitolo nel dialogo tra haute couture e contemporaneità. Nel cuore di Roma, a Piazza Mignanelli, nello spazio espositivo PM23 — inaugurato dalla Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti — la mostra, visitabile fino al 31 maggio 2026, offre un percorso che supera la mera esposizione di abiti, spingendosi verso un’interpretazione culturale e simbolica dell’universo estetico di Valentino. A differenza di molte retrospettive moda tradizionali, VENUS non si limita ad allineare abiti storici lungo una linea temporale: qui l’arte e la moda dialogano come pari. Joana Vasconcelos, artista portoghese riconosciuta per le sue installazioni monumentali e per il profondo contenuto simbolico dei suoi lavori, reinterpreta i codici formali di Valentino Garavani, accostando le sue opere a trentatré creazioni selezionate dagli archivi della maison. Il progetto nasce da una libertà creativa totale concessa all’artista, che ha costruito un percorso espositivo nel quale materiali, forme e significati si intrecciano in un linguaggio visivo contemporaneo. Non è una citazione della moda, ma una sua risignificazione: tessuti haute couture, organze, taffetas e paillettes si confrontano con strutture in crochet, metallo e oggetti quotidiani trasformati in arte scultorea. Al centro dell’esposizione, una scultura imponente, la Valchiria VENUS, diventa simbolo e protagonista. Ispirata alla figura mitologica, è un’opera site-specific che si estende nello spazio come sintesi del dialogo tra moda e arte e come celebrazione delle molteplici identità femminili contemporanee. Ma VENUS non è solo contemplazione estetica. Il progetto si radica nella partecipazione sociale: centinaia di mani, da studenti di moda a pazienti, da artigiani a detenute, hanno contribuito alla realizzazione di moduli all’uncinetto e componenti dell’opera, trasformando la mostra in un’esperienza di empowerment collettivo. Il percorso si sviluppa come un racconto in più atti: Crochet Paintings: tele di tessuto che ricordano motivi dell’haute couture e dialogano con abiti iconici, Full Steam Ahead (Red) #1: un’opera meccanica che evoca resilienza, accostata ad abiti storici della collezione autunno-inverno 2007-2008, Marilyn: oggetti domestici reinventati come scarpe monumentali, accostati ad abiti degli Anni Novanta, Garden of Eden: un ambiente immersivo dove otto abiti total black raccontano un mito condiviso. Queste sequenze non seguono una cronologia tradizionale: sono piuttosto capitoli di una narrazione visiva che esplora temi come identità, trasformazione dei materiali, lavoro artigianale e stereotipi culturali. Il curatore della selezione degli abiti storici, Pamela Golbin, ha selezionato capi che non sono semplici vestiti da museo, ma vere pietre miliari di un’estetica che ha definito la femminilità nel XX e XXI secolo. Accostati alle opere di Vasconcelos, gli abiti rivelano nuove possibilità di significato: la bellezza non come icona fissa, ma come spazio di negoziazione culturale. La mostra VENUS testimonia l’ambizione di PM23 di trasformarsi in un centro vivente di cultura e creatività, dove l’arte e la moda interagiscono per creare non un pubblico spettatore, ma un pubblico partecipe. Questo progetto conferma il ruolo della Fondazione Valentino non solo come custode di un patrimonio storico, ma come promotore di conversazioni critiche e collettive sulla bellezza, l’identità e il fare creativo.
Photo Courtesy of Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti
di Elena Parmegiani per DailyMood.it
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