Avevamo lasciato una prima volta Berlino, uno dei più amati personaggi della serie, alla fine della seconda stagione de La casa di carta, mentre si immolava per salvare la banda del Professore e il loro piano, sotto i colpi della polizia. Lo abbiamo ritrovato nei flashback delle stagioni seguenti, perché Álex Pina e Esther Martínez Lobato, i creatori, devono essersi davvero pentiti di aver eliminato uno dei personaggi più carismatici della serie alla seconda stagione (anche se, a suo tempo, non si sapeva che La casa di carta sarebbe stato un successo così grande e sarebbe continuata, fino a diventare un mondo). E così poco meno di tre anni fa abbiamo ritrovato Andrés ancora vivo, perché la storia è un prequel, in Berlino, una nuova serie tutta dedicata a lui. Ora Pedro Alonso torna nei panni del famoso ladro in Berlino e la dama con l’ermellino, il nuovo capitolo della serie creata da Pina e Lobato che prosegue l’universo de La casa di carta. La serie è su Netflix dal 15 maggio.
Berlino e Damián riuniscono la banda a Siviglia per mettere a segno un colpo geniale: fingere di rubare la Dama con l’ermellino. Ma è una messa in scena, dal momento che il vero obiettivo sono un duca e sua moglie, una coppia che pensa di poter ricattare Berlino, ignorando che finiranno così per risvegliare il suo lato più oscuro e la sua sete di vendetta.
Quando avevamo ritrovato Berlino, in occasione della serie a lui dedicata, eravamo a Parigi. Ed eravamo in un mondo diverso, non più cruento e passionale come quello de La casa di carta, ma in una sorta di giallo-rosa, una storia ispirata a certi film di un tempo, come Caccia al ladro e Sciarada, o, se volete restare a casa nostra, I sette uomini d’oro. Berlino, insomma, era lontana da La casa di carta sia geograficamente che idealmente. La capitale francese invece della capitale spagnola, un tono leggero e colori più tenui al posto di toni più drammatici e di quel rosso carico. Qui, in parte, si torna indietro. Evidentemente Álex Pina e Esther Martínez Lobato devono aver avuto voglia di casa, oppure aver letto dei feedback del pubblico. Così si torna in Spagna, di fatto il tratto distintivo dell’universo de La casa di carta, alla sua passionalità e alla sua follia. Non nella governativa e solenne Madrid, ma nella calda e fantasiosa Siviglia.
Ora. Berlino era qualcosa di nuovo, e ci era piaciuta proprio per la sua leggerezza, la sua freschezza, e il cambio di ambiente e di tono rispetto a La casa di carta, perché serviva marcare una differenza, staccarsi da una serie che, pur nel suo grande successo e in tutte le sue qualità, sembrava, in cinque stagioni, aver detto tutto. Nella seconda stagione di Berlino si sembra voler tornare un po’ indietro. Non solo la Spagna, ma alcuni momenti più cruenti, alcuni passaggi che sembrano svoltare più verso la telenovela che la commedia romantica. E quel vizio, che aveva La casa di carta, come lo hanno altre serie, di perdere tempo virando verso digressioni, diversivi, meline varie, che distolgono la serie dalla sua storia principale.
E poi c’è un altro aspetto. Pur puntando su un personaggio singolo, Berlino comunque è una serie che ha ricostruito la stessa struttura de La casa di carta: un colpo, un piano per metterlo in atto. E una banda. E così ritroviamo questi nuovi personaggi, una nuova famiglia che abbiamo accolto con piacere, la prima volta. Ritornano Damián (Tristán Ulloa), il professore filantropo e il consigliere di Berlino, Cameron (Begoña Vargas), la ragazza impulsiva, Keila (Michelle Jenner), il genio dell’ingegneria elettronica, Roi (Julio Peña Fernández), fedele seguace di Berlino, e Bruce (Joel Sánchez) l’instancabile uomo d’azione della banda. Il punto è che questi personaggi non hanno la profondità e il carisma della vecchia banda de La casa di carta, dove ogni carattere aveva una sua personalità decisa e una sua storia. Il Pedro Alonso di Berlino brilla di luce propria. Ma gli altri non riescono ad avere la nostra attenzione. C’è però una novità. È Inma Cuesta nel ruolo di Candela, nuovo membro della banda che farà perdere la testa a Berlino, e sembra altrettanto folle. E poi ci sono José Luis García-Pérez (Honor) e Marta Nieto (Madre) nei panni del Duca e della Duchessa di Malaga.
Rispetto alle altre stagioni de La casa di carta e Berlino c’è però una novità. È l’oggetto della rapina. Finora avevamo avuto a che fare con i soldi (intesi proprio come la carta moneta), con l’oro, con i diamanti. Qui ci sono le opere d’arte. E, per la prima volta, siamo davanti a qualcosa che non è soltanto economico. Lo capirete subito quando vedrete Berlino (che scopriremo grande intenditore) davanti ai quadri, in piena sindrome di Stendhal. Non solo Leonardo Da Vinci, ma Caravaggio, Cezanne, Modigliani. C’è dunque un sottotesto. Si parla di quanto l’arte possa essere benefica, salvifica: il bello che può fare bene alle persone. E quindi, se deva essere possibile che tutti la vedano invece che un beneficio per pochi.
Ma l’universo de La cada di carta non finisce qui. Nei giorni scorsi, a Siviglia, lungo il fiume Guadalquivir, migliaia di fan hanno assistito al momento in cui una barca piena di persone vestite con le iconiche tute rosse e le maschere di Dalí ha navigato lungo il fiume al ritmo di Bella Ciao. È un segnale. Le storie de La casa di carta non finiranno con Berlino e la dama con l’ermellino. Ci sarà una terza stagione di Berlino? Una nuova stagione de La casa di carta? Uno spin-off? Quello che è certo è che La casa di carta non muore mai.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
Fai clic qui per vedere lo slideshow.
L’articolo Berlino e la Dama con l’ermellino: La casa di carta non muore mai! proviene da Daily Mood.
