Come una conquista tecnica, prima ancora che culturale, ha trasformato un dispositivo medico nell’accessorio più personale del nostro stile
Approfondimento a cura del team di Ottica Giulia
Per capire perché per decenni indossare gli occhiali sia stato vissuto quasi come un disagio, bisogna partire da un dettaglio tecnico spesso dimenticato: fino a buona parte del Novecento le lenti erano di vetro, pesanti, e per le correzioni più importanti diventavano inevitabilmente spesse, dando vita al cosiddetto effetto “fondo di bottiglia” che tanto ha alimentato lo stereotipo del personaggio occhialuto, goffo e poco attraente. Il pregiudizio, insomma, nasceva anche da un limite materiale concreto, non solo da una questione di gusto.
La svolta arriva nel 1947, quando l’azienda californiana Armorlite Lens Company lancia le prime lenti in plastica CR-39: pesano circa la metà di quelle in vetro, mantenendo una buona qualità ottica. È un primo passo, ma il vero cambio di passo arriva negli anni ’70, quando la Gentex Corporation introduce le lenti in policarbonato, materiale nato per le visiere di sicurezza e poi adottato in massa, negli anni ’80, per la sua leggerezza e resistenza agli urti. Negli ultimi decenni, infine, lo sviluppo delle lenti ad alto indice di rifrazione ha permesso di ottenere spessori sempre più ridotti anche per le correzioni più elevate. Solo a quel punto, liberate dal peso e dal volume, le montature hanno potuto restringersi, alleggerirsi e finalmente diventare oggetto di design.
È su questa base tecnica che si costruisce la rivoluzione culturale. Un esempio significativo arriva nel 1977, con “Io e Annie” di Woody Allen: il look proposto da Diane Keaton nei panni di Annie Hall, fatto di blazer oversize, gilet e cravatte presi in prestito dal guardaroba maschile, includeva anche un paio di occhiali importanti, parte di un’estetica androgina che mise in discussione l’idea che certi accessori — gli occhiali compresi — appartenessero a un genere piuttosto che a un altro. Il film diventò un fenomeno di moda capace di influenzare il guardaroba femminile per anni, e ancora oggi viene citato come riferimento di stile.
Un secondo ribaltamento arriva con il boom della tecnologia, tra gli anni ’90 e i 2000. Le montature rotonde diventano, quasi per osmosi, un tratto distintivo dei protagonisti della rivoluzione digitale: l’immaginario del fondatore di startup, brillante e un po’ fuori dagli schemi, sostituisce gradualmente quello del secchione imbranato. Per la prima volta gli occhiali smettono di segnalare una mancanza e cominciano a comunicare competenza, curiosità, persino successo: nasce così quello che oggi chiamiamo “nerd chic”, l’estetica da intellettuale rivalutata in chiave positiva.
Negli anni più recenti la rivoluzione si è completata sul piano del mercato: ai pochi grandi gruppi storici si sono affiancate decine di marchi indipendenti, spesso nati online, che trattano la montatura esattamente come un capo di abbigliamento stagionale, con collezioni rinnovate spesso e collaborazioni con stilisti e artisti. Sui social network, dove ogni dettaglio
del look viene fotografato e condiviso, l’occhiale da vista è diventato un elemento di personal branding al pari di una borsa o di un orologio — al punto che è nato anche un mercato di montature “a vista zero”, scelte da chi non ha alcuna necessità correttiva ma vuole comunque quel dettaglio sul viso. Le forme, inoltre, non rispettano quasi più confini di genere: la stessa montatura oversize o squadrata compare indifferentemente nelle collezioni uomo e donna, scelta in base al viso e alla personalità più che a una convenzione.
Il percorso compiuto in meno di un secolo è quindi duplice: da un lato la tecnica ha reso possibile alleggerire e rimpicciolire le lenti, eliminando il limite fisico che per anni aveva penalizzato chi aveva una vista debole; dall’altro la cultura ha imparato a leggere l’occhiale non più come la prova di un difetto, ma come uno strumento di espressione personale, capace di raccontare chi siamo tanto quanto un capo di vestiario scelto con cura. Chi entra oggi in un negozio di ottica non cerca più semplicemente “la montatura più discreta possibile”, come capitava spesso una generazione fa, ma una forma che valorizzi i propri tratti e rifletta il proprio gusto, proprio come farebbe scegliendo un paio di occhiali da sole o un accessorio di moda. Un cambiamento lento, cominciato in un laboratorio chimico più che su una passerella, ma probabilmente definitivo.
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