Glen Powell, 37 anni, oggi è indubbiamente tra le nuove star di Hollywood. Proprio quando stavamo dicendo che i nuovi Brad Pitt e i Tom Cruise non nascono più, e gli originali sono ancora ben saldi nello stardom americano, ecco che la Mecca del cinema ha trovato un nuovo divo. Non ancora al livello dei due attori sopracitati per carisma e bravura, certo, ma sicuramente sulla buona strada. Powell oggi è uno di quegli attori in grado di portare il pubblico al cinema già solo con la sua presenza. È stato, proprio accanto a Tom Cruise, in Top Gun: Maverick. È stato il protagonista assoluto di Hit Man – Killer per Caso, co-sceneggiato e prodotto insieme al regista Richard Linklater, e la star di Tutti tranne te, raffinata commedia romantica di grande successo con Sydney Sweeney. Powell, a quel punto, avrebbe potuto continuare tranquillamente a interpretare tutti i blockbuster per i quali è sempre stato richiestissimo. Ma ha deciso di diversificare e allontanarsi dagli schemi, rifiutando, ad esempio, una parte in Jurassic World La Rinascita. Ricchi…da morire – Delitti in famiglia (How To Make a Killing), diretto da John Patton Ford, è interpretato e prodotto proprio da Powell. È un film voluto fortemente dal divo americano, proprio per quel bisogno di non fare le cose più scontate, ma cambiare continuamente colori. In questo caso, il colore è il nero. Ricchi…da morire – Delitti in famiglia è infatti una commedia nera, un genere che ciclicamente torna al cinema ed è sempre interessante. Il modello per la carriera di Glen Powell è proprio quel Tom Cruise conosciuto sul set di Top Gun: Maverick. Quando, all’apice della carriera, avrebbe potuto fare solo blockbuster, l’attore ha scelto progetti più coraggiosi e insoliti come Intervista col vampiro, Eyes Wide Shut e Magnolia.
In Ricchi…da morire Becket Redfellow (Glen Powell) è un outsider cresciuto lontano dalla sua famiglia d’origine: una dinastia ricchissima che lo ha rinnegato alla nascita. Determinato a reclamare ciò che ritiene suo di diritto, Becket mette in atto un piano tanto ambizioso quanto spietato: eliminare, uno dopo l’altro, tutti i parenti che lo separano dall’eredità miliardaria. Ma l’incontro e lo scontro con Julia Steinway (Margaret Qualley) rimetterà in discussione tutto, fino al confronto finale con il temuto capo famiglia, Whitelaw Redfellow (Ed Harris).
Ricchi…da morire – Delitti in famiglia è una rivisitazione libera di un classico, la black comedy prodotta negli anni Quaranta dagli Ealing Studios Sangue blu (Kind Hearts and Coronets). Il film originale, diretto nel 1949 da Robert Hamer, aveva come protagonista il leggendario Alec Guinness, che interpretava ben otto personaggi. Qui non accade niente di tutto questo. Ma è interessante come la black comedy inglese continui ad intrigare il cinema americano. Già qualche anno fa un classico della Ealing, Ladykillers, venne ripreso dai Fratelli Coen. I toni, le atmosfere, la recitazione tra i due tipi di cinema ovviamente sono molto diversi, ed è interessante vedere come la stessa storia possa cambiare in mani diverse.
Se parli di black comedy, in America, è inevitabile pensare proprio ai Fratelli Coen, ed è alle loro atmosfere che si avvicina questo film, senza però raggiungere mai quel livello di follia e di cattiveria dei loro film. Glen Powell ha avvicinato il suo film anche a Soderbergh, definendolo “un Ocean’s 11 ma con degli omicidi”. Il mix tra l’upper class, i broker della borsa americana e le uccisioni avvicinano il film anche ad American Psycho (e in parte anche alle atmosfere di The Wolf Of Wall Street, dove però non muore nessuno). Un’altra cosa che fa notare Glen Powell è che, come in American Psycho e Taxi Driver, anche qui la storia richiede agli spettatori di diventare complici di quello che accade.
Il gioco è curioso. Perché, se all’inizio il nostro protagonista è animato da un senso di rivalsa verso la sua famiglia, anche nel nome della madre, partendo da un livello basso della società, man mano la sua scalata nella società la fa comunque, a prescindere dagli omicidi. Ha un’ottima posizione lavorativa, ha anche una relazione appagante con una donna, che non è Julia, ma che lo ama. Per cui, man mano che prosegue il film, ci si chiede se davvero il nostro (anti)eroe continuerà nella sua missione omicida o si accontenterà della vita che ha trovato. Ci si chiede che cosa davvero lo muove. E poi se resterà fedele al suo nuovo amore, Ruth (interpretata da una convincente Jessica Henwick) oppure continuerà ad essere attratto da Julia come un ferro da un magnete. Così come è divertente che il gioco di omicidi cominci quasi per caso, con un omicidio facilissimo, e servito su un piatto d’argento. Ma, man mano che si va avanti, diventa tutto più complicato.
Ricchi…da morire è un film di intreccio, ma soprattutto di attori. E accanto al nuovo divo del cinema Glen Powell c’è una delle star americane in grande ascesa. È Margaret Qualley figlia d’arte (la madre è Andie MacDowell), che ha esordito nel 2013 con Palo Alto di Gia Coppola e ha lavorato con Quentin Tarantino in C’era una volta a Hollywood, Yorgos Lanthimos in Povere creature!, Ethan Coen in Drive-Away Dolls e Coralie Fargeat in The Substance. Con il suo personaggio, Julia, dà vita a un topos del cinema classico, la femme dei noir anni Quaranta, ma riletta ai giorni nostri. Nel film Julia è una donna elegantissima, “Chanel dalla testa ai piedi”, come l’ha definita la costumista Jo Katsaras. Margaret Qualley, in fondo, è ambasciatrice dell’iconica casa di moda francese. “Aveva delle mise deliziose, dal completo nero di Chanel all’abitino rosa in tweed con ricami e paillettes. Sono tutti look incredibilmente sexy” commenta la costumista. E così Margaret Qualley gioca molto con il look e con certe pose, come lo scoprire e accavallare continuamente le gambe. È una perfetta dark lady. Anche quando è vestita in rosa.
Quello di Ricchi…da morire è un gioco che diventa immediatamente scoperto. E, a suo modo, diventa anche ripetitivo. Lo schema è sempre quello: avvicinamento della vittima, piano, uccisione, funerale. Per questo il film ha alcuni momenti di stanca. E vive soprattutto della chimica tra i due protagonisti. Il rapporto tra Becket e Julia ci ha ricordato quello tra Pip ed Estella, i protagonisti di Grandi speranze di Charles Dickens. Conosciutisi da bambini, si rincorrono per gran parte della loro vita, attraendosi e allontanandosi. Come andrà a finire tra Becket e Julia?
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
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