Dal 12 al 15 novembre 2026, Paris Photo torna al Grand Palais con un’edizione destinata a essere tra le più significative della sua storia. La ventinovesima edizione della fiera riunirà 242 espositori provenienti da 38 Paesi, tra cui 195 gallerie e 47 editori, in un contesto d’eccezione: la celebrazione del Bicentenario della Fotografia.
Non sarà soltanto una fiera, ma un grande attraversamento del tempo. Paris Photo 2026 si annuncia come un viaggio dentro la storia, la materia e il futuro dell’immagine fotografica: dalle prime sperimentazioni ottocentesche alle ricerche più contemporanee, dai processi antichi alle nuove frontiere digitali, dalla fotografia come memoria alla fotografia come linguaggio in continua trasformazione.
Il Bicentenario attraverserà l’intero programma della manifestazione, dalle proposte delle gallerie fino a una speciale collaborazione con il Centre Pompidou, invitato d’eccezione di questa edizione. L’istituzione presenterà una mostra con oltre 100 opere provenienti dalla propria collezione, firmate da quasi 30 artisti storici e contemporanei. Un percorso trasversale che racconterà l’evoluzione delle pratiche fotografiche dall’inizio del Novecento a oggi, offrendo uno sguardo ampio sul modo in cui la fotografia ha modificato la percezione del reale, del corpo, del paesaggio, della memoria e dell’identità.
Tra le novità più rilevanti dell’edizione 2026 c’è anche l’ingresso di Pictet come nuovo partner ufficiale della fiera, accanto a BMW, partner storico da 24 anni. Fondato nel 2008, il Prix Pictet è oggi uno dei riconoscimenti internazionali più importanti nel dialogo tra fotografia e sostenibilità. Per la prima volta sarà presentato nella navata del Grand Palais, rafforzando il legame tra immagine, responsabilità ambientale e consapevolezza del presente.
Il settore Main riunirà 150 gallerie, confermando Paris Photo come osservatorio privilegiato sulle grandi tendenze del mercato e della ricerca fotografica internazionale. Accanto ai nomi già consolidati, la fiera accoglierà nuove partecipazioni, tra cui Lia Rumma da Milano, BIENVENU STEINBERG & C da New York, Filomena Soares da Lisbona e Gregor Podnar da Vienna. Proseguirà inoltre l’apertura verso nuove geografie dell’arte contemporanea, con la presenza di realtà come La Cometa da Bogotà, Proyectos Monclova da Città del Messico, Silverlens da Makati City e L’Atelier 21 da Casablanca.
Nel cuore del Grand Palais, il dialogo tra memoria e contemporaneità prenderà forma attraverso progetti di grande valore storico e artistico. Ad accogliere i collezionisti sarà un’installazione dedicata a Thomas Ruff, figura centrale della Scuola di Düsseldorf e interprete teorico della fotografia come costruzione, archivio e superficie visiva. Il suo lavoro sarà presentato in forma retrospettiva grazie alla collaborazione di cinque gallerie internazionali: David Zwirner, Konrad Fischer, MAI 36, Lia Rumma e Sprüth Magers.
Il percorso dedicato al Bicentenario proseguirà con gallerie specializzate nella fotografia storica, come Hans P. Kraus Jr., che presenterà una selezione di opere realizzate con alcuni dei processi più antichi: disegni con camera lucida, disegni fotogenici, negativi calotipici, dagherrotipi, incisioni dagherrotipiche e fotogrammi. Tra gli autori figurano alcuni dei pionieri assoluti del mezzo, da Louis Daguerre a William Henry Fox Talbot, da Girault de Prangey ad Anna Atkins, fino a Hippolyte Fizeau.
A questa immersione nelle origini della fotografia si affiancheranno proposte contemporanee capaci di interrogare la materialità stessa dell’immagine. Galerie Binome presenterà artisti che recuperano e reinventano processi antichi, come lastre negative su vetro, fotogrammi e collage, oppure sperimentano tecniche avanzate per mettere alla prova i confini del medium. La stessa tensione attraverserà alcune presentazioni monografiche, come quella di Isabelle Le Minh da Galerie Christophe Gaillard, dedicata alla storia, alle forme e ai limiti della fotografia, e quella dell’artista italiano Paolo Gioli, proposto da Alberto Damian Gallery con una serie dedicata a Nicéphore Niépce.
Accanto al settore principale, Paris Photo 2026 offrirà una riflessione sulle trasformazioni dell’immagine attraverso le sezioni Voices e Digital. Voices, curata quest’anno da Francesco Zanot e Zasha Colah, avrà come titolo Disappearance e partirà da un paradosso essenziale: la fotografia, nata anche come strumento per preservare ciò che rischia di scomparire, viene celebrata oggi in un momento in cui la sua forma tradizionale appare sempre più instabile, ridefinita da processi che ne mettono in discussione natura e statuto. Tra le gallerie presenti figurano Gallery Charim da Vienna con Ulay, Kristof de Clerq da Anversa con Léonard Pongo e Southern Gild da Cape Town con Lebohang Kganye, Sandra Brewster e Silvia Rosi.
Il settore Digital, curato da Marco de Mutiis, guarderà invece alla fotografia come tecnologia, eredità e futuro. Dalle sue origini come dispositivo capace di trasformare radicalmente la percezione del mondo, fino alle nuove forme che plasmeranno il nostro modo di vedere nei prossimi due secoli, il percorso riunirà gallerie come Nagel Draxler da Berlino, Nguyen Wahed da Londra e carmen araujo arte da Caracas.
Al piano superiore del Grand Palais, il settore Emergence ospiterà venti progetti sostenuti da gallerie impegnate nella promozione delle nuove generazioni di artisti. Tra i protagonisti ci saranno Brandon Gercara, presentato da DS Galerie di Parigi, Dev Dhunsi con Melk Galleri di Oslo e Randa Mirza con Galerie Tanit di Beirut. Un segmento che conferma l’attenzione di Paris Photo non solo verso la storia del medium, ma anche verso le sue voci più giovani e sperimentali.
Grande spazio sarà riservato anche all’editoria fotografica. Il settore Publishing riunirà 47 case editrici e librai specializzati in volumi vintage, offrendo una panoramica ampia sulla produzione internazionale: dalle pubblicazioni contemporanee ai libri rari e storici. Accanto a editori di riferimento come MACK, Atelier EXB e Aperture, faranno il loro ingresso nuove realtà come Gato Negro & OBSIDIANA da Città del Messico e Palm* Studios & Sun Archive da Londra.
Paris Photo 2026 si prepara così a essere molto più di un appuntamento fieristico. Sarà una celebrazione della fotografia come linguaggio vivo, archivio del mondo e laboratorio del futuro. Due secoli dopo le sue prime apparizioni, l’immagine fotografica continua a interrogare ciò che resta, ciò che scompare e ciò che ancora dobbiamo imparare a vedere.
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