C’è il prestigioso Castello di Windsor nel primo episodio della quarta stagione di The Diplomat, serie Netflix partita in sordina, senza squilli di tromba, e cresciuta fino a diventare una delle migliori serie di intrattenimento che potete trovare sulla grande N. Quello di Windsor è il castello della famiglia reale inglese, e così sentiamo subito profumo di The Crown. Non siamo nella serie sulla Regina Elisabetta, certo. Ma questo riferimento ci ha fatto venire in mente che uno dei punti di forza della serie creata da Deborah Cahn, showrunner tanto sottovalutata quanto geniale. È la capacità, come ha proprio The Crown, di farci entrare nelle stanze del potere, nei palazzi dei grandi che decidono le sorti del mondo, nelle regge che a noi sono inaccessibili e in cui non entreremo mai. Queste storie non sono vere ma verosimili, sono eccessive ma in fondo credibili. Quello che vediamo non è realmente accaduto ma ci mostra come funzionano certe “macchine”. Sono storie che stimolano la fantasia della gente comune, ad altro tasso di intrighi di corte e giochi di potere, vicende che abbiamo provato a immaginare ma solo un grande studio della materia può riuscire a raccontare. È stata intrigante da subito, The Diplomat. Ma nella seconda stagione, soprattutto nel finale, e nella terza, ha decisamente alzato il tiro della narrazione, dei colpi di scena, delle svolte narrative. È diventata una serie irresistibile, da binge watching.
Certo, riprendendo la visione di The Diplomat 4, si tratta di fare mente locale. Eravamo rimasti qui. L’abbattimento di un sottomarino inglese ha creato una crisi tra Inghilterra e Stati Uniti d’America, e la nostra Kate Wyler (Keri Russell) si trova ovviamente in mezzo, essendo l’ambasciatrice americana a Londra. La situazione non è solo difficile a causa degli atteggiamenti del Primo Ministro inglese, ma anche dal fatto che la nuova Presidente degli Stati Uniti, Grace Penn (Alison Janney) sembra subire il fascino, a livello politico, ma non solo, di Hal Wyler (Rufus Sewell), nominato Vicepresidente. E anche marito di Kate. Che così si trova doppiamente in mezzo.
The Diplomat, allora, vive su una doppia dialettica. Su quella tra Gran Bretagna e Stati Uniti, alleati storici, vicini ma anche divisi da tante cose. E su quella tra marito e moglie. Hal è narcisista, edonista, carismatico. Kate è bella, femminile, ma è sobria, concreta, realista, pragmatica. È come se lei fosse il contrappeso di lui. Questo continuo mescolare pubblico e privato, interessi professionali e interessi amorosi, quel fare influenzare gli uni dagli altri con il rischio di compromettere entrambi, ci fa pensare a un’altra serie di successo, Grace Anatomy. E non è un caso: dal 2006 a 2013 Deborah Cahn è stata la scrittrice e la produttrice proprio di Grace Anatomy. Ma ha esordito con The West Wing, la serie che viaggiava proprio dentro la Casa Bianca, ed ha lavorato anche su Homeland, serie che parlava di terrorismo.
Nelle ultime stagioni di The Diplomat troviamo un po’ tutto questo. E anche un po’ di 24 e House Of Cards. È soprattutto questione di tensione. Deborah Cahn e i suoi autori sono bravissimi a gestire l’escalation della narrazione, i cliffhanger che ci lasciano in sospeso, sapientemente piazzati alla fine di ogni episodio, i colpi di scena continui. Man mano che la storia va avanti c’è sempre più azione, più spy story, pur senza trascurare la geopolitica. Come nelle due serie che abbiamo appena citato, quella raccontata è un’America astratta, guidata da una presidenza e un’amministrazione astratte, slegate dalla realtà di questi giorni. C’è però il senso di uno stato d’animo del mondo verso l’America. Fate attenzione a quando Hal riflette sul fatto che gli Stati Uniti cominciano ad essere una nazione odiata che porta violenza nel mondo. Sì, con The Diplomat, oltre che stare sulle spine, c’è anche da riflettere.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
L’articolo The Diplomat 4: Sesso, bugie e… diplomazia. Su Netflix proviene da Daily Mood.
