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    Home»Senza categoria»Giancarlo Giammetti: “La bellezza? Non è solo estetica, ma una donna che affronta la vita in una certa maniera”
    Senza categoria

    Giancarlo Giammetti: “La bellezza? Non è solo estetica, ma una donna che affronta la vita in una certa maniera”

    By 28 Ottobre 2026Nessun commento6 Mins Read
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    Un dialogo accattivante, intenso e magnetico tra trentotto abiti di archivio della Maison Valentino e ventisei dipinti dell’artista polacca Ewa Juszkiewicz, un percorso che mette in risalto le molteplici vesti della femminilità ed il concetto stesso di bellezza. Una sublime unione tra moda e arte perfettamente interpretata negli spazi della PM23, la Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti, in Piazza Mignanelli a Roma, dove la mostra sarà visitabile fino al 21 febbraio 2027.  Aura evoca quel confine in cui ciò che è familiare rimane riconoscibile, ma assume improvvisamente un aspetto inatteso: uno spazio sospeso tra realtà e immaginazione, dove la trasformazione genera un nuovo modo di guardare. Nel linguaggio creativo di Valentino Garavani, la figura femminile occupa un ruolo centrale: colore, materiali, volumi e movimenti ne esaltano la silhouette, con l’intento di valorizzarne la presenza e lasciare emergere e brillare l’aura di ogni donna. L’artista polacca ha sviluppato un linguaggio visivo fortemente personale attraverso un confronto costante con la storia del ritratto femminile. Il suo lavoro mette in discussione e reinterpreta i codici attraverso i quali la femminilità e la bellezza sono state rappresentate e definite nel corso delle diverse epoche. Riuniti per Aura, i lavori di Valentino Garavani ed Ewa Juszkiewicz suggeriscono una riflessione sulla metamorfosi come cambiamento di prospettiva, capace di rinnovare l’idea di bellezza. In occasione dell’opening di “Aura.Valentino Garavani- Ewa Juszkiewicz” abbiamo avuto l’estremo piacere di incontrare Giancarlo Giammetti, che ha illustrato in esclusiva ai lettori del Daily Mood le peculiarità dell’esposizione, riflettendo sul ruolo dei direttori creativi di oggi ed il significato più autentico di bellezza.

    Che tipologia di mostra dobbiamo aspettarci?

    Questa è una mostra di domande e di risposte, ognuno di noi si deve chiedere perché queste donne si nascondono e perché invece i vestiti rivelano la bellezza di una donna. Io trovo che il contrasto serva sia ai quadri che ai vestiti, non ho mai visto gli abiti in una mostra così ben visibili. Si vedono i dettagli, le lavorazioni, sia i dipinti che le creazioni parlano di bellezza, una bellezza che crea delle domande e una bellezza che esplode. Vedo le donne velate dei dipinti che hanno voglia di essere scoperte.

    Cosa è significato per lei essere stato al fianco di un creatore di moda come Valentino?

    Io sono stato una persona che ha dato spazio alla genialità di qualcun altro e questo è stato sempre non soltanto un dovere, ma un sentimento: era quello che volevo fare. Oggi purtroppo la moda è fatta di manager che non sono come me, io ho creato il mio rapporto con Valentino perché c’era un rapporto fra di noi, ma se fossi un manager che entra in una maison dove non conosco nessuno, ci sarebbe un’altra attitudine, un altro atteggiamento, ed è lì la crisi, perché in che mani sta la moda, nei manager o nel disegnatore? Ecco perché vediamo questo carosello di stilisti che vanno e vengono, che appena non producono la prima cosa che si fa si mandano via, perché la mentalità di un manager è quella di un numero e se non ci sono, via. Oggi sicuramente i vari Bergè e i Giammetti di un tempo avevano un’altra attitudine verso se stessi, non volevamo brillare, io vengo ricordato nella storia della moda come qualcuno che si oscurava per far emergere, forse Bergè meno di me, c’era il sacrificio continuo per far apparire una persona, di essere solo un’ombra.

    Credo che lei abbia fatto tutto ciò con estremo amore e che non gli sia pesato fare ciò che ha fatto.

    Assolutamente no, e non soltanto l’ho fatto e sono stato felice, mi manca ancora tanto questa possibilità. (Si commuove n.d.r.).

    Che cos’è la bellezza, lei che ne ha creata così tanta?

    Io l’ho ammirata, chi l’ha creata è stato naturalmente Valentino che ha sempre detto che la bellezza sola estetica non è la vera bellezza, la vera bellezza è la donna che si muove in una certa maniera, che affronta la vita in una certa maniera, tutto questo messo insieme diventa bellezza. Bellezza crea bellezza.

    Tutto ciò è poi la mission della Fondazione PM23, grazie per rendere Roma così bella.

    Grazie! Con Aura abbiamo voluto esplorare la capacità della moda e dell’arte di trasformare il nostro sguardo sulla bellezza. Le creazioni di Valentino e i dipinti di Ewa Juszkiewicz, attraverso la materia, il colore, la forma e la metamorfosi, ci invitano a superare ciò che è familiare per scoprire nuove prospettive. È una visione che accompagna da sempre il mio percorso con Valentino e che oggi continua a guidare il lavoro della Fondazione: credere nella bellezza come forza capace di generare cultura, immaginazione e cambiamento.

    Ewa Juszkiewicz aggiunge: “Per il dipinto che ho realizzato appositamente per questa mostra, ho scelto un abito nel rosso emblematico di Valentino: la sua presenza scultorea e la sua forza visiva hanno immediatamente catturato la mia immaginazione. Mi affascina in particolare la visione della femminilità di Valentino, in equilibrio tra delicatezza e forza, con al centro una donna dalla presenza forte e sicura di sé.”

    Per Aura infatti Ewa Juszkiewicz ha realizzato il dipinto: A PORTRAIT in VALENTINO RED, presentato per la prima volta in questa mostra. L’opera trae ispirazione da un abito della collezione Haute Couture Autunno/Inverno 2007–08 di Valentino, nel simbolico rosso della Maison, e ne trasferisce la forza scultorea sulla tela. In Aura, la moda smette di essere soltanto un esercizio di stile per diventare uno strumento di indagine sulla femminilità, sull’identità e sul modo in cui scegliamo di mostrarci al mondo. Nel dialogo tra le creazioni di Valentino Garavani e i ritratti di Ewa Juszkiewicz, la bellezza si sottrae a una definizione univoca: si nasconde, si rivela, cambia forma e proprio per questo continua a esercitare il suo fascino. È forse qui che risiede il senso più profondo della mostra, nella possibilità di guardare oltre l’apparenza per riconoscere ciò che rende una donna davvero unica. Una visione che appartiene alla storia di Valentino e che Giancarlo Giammetti restituisce con la lucidità di chi ha attraversato la moda non soltanto come industria, ma come progetto culturale, sensibilità e dedizione, perché, al di là delle tendenze e delle trasformazioni del sistema, la moda conserva il suo potere più autentico quando riesce a dare forma a un’identità, senza esaurirla in un’immagine. E la bellezza, come suggerisce Giammetti, non è semplicemente qualcosa da contemplare: è un modo di essere, di muoversi e di affrontare la vita. È quell’aura invisibile che nessun abito può creare da solo, ma che la moda, quando incontra la vera visione, sa rendere visibile.

    Courtesy photo of PM23

    di Elena Parmegiani per DailyMood.it



















    L’articolo Giancarlo Giammetti: “La bellezza? Non è solo estetica, ma una donna che affronta la vita in una certa maniera” proviene da Daily Mood.

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