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    Home»Senza categoria»Disclosure Day: Steven Spielberg e gli alieni, una lunga storia in continua evoluzione.
    Senza categoria

    Disclosure Day: Steven Spielberg e gli alieni, una lunga storia in continua evoluzione.

    By 15 Giugno 2026Nessun commento5 Mins Read
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    “Non aver paura di quello che non conosci” è il motto di Disclosure Day, il nuovo film di Steven Spielberg, che arriva nelle sale il 10 giugno distribuito da Universal. È il ritorno di questo grande regista al cinema di fantascienza, ai suoi amati alieni. Ma in realtà è un film che parla di noi. Del nostro modo di vivere i cambiamenti, della nostra diffidenza, della nostra chiusura. E parla del nostro sistema dell’informazione, dei dati secretati, delle informazioni negate o centellinate ad arte. Daniel Kellner (Josh O’Connor) è un un hacker, una sorta di Julian Assange che si batte perché le persone sappiano la verità. Ha rubato dei file secretati e ora vuole farli vedere al mondo. Margaret Fairchild (Emily Blunt) è una giornalista televisiva, anche se per ora le fanno leggere solo le previsioni del tempo. A un certo punto, comincia a parlare in russo, a capire il coreano. A leggere nella mente delle persone e carpire i loro segreti. Fino a che, in diretta tv, comincia a balbettare.

    Steven Spielberg, e il suo sceneggiatore David Koepp, sono bravissimi, come sempre, a raccontare la storia partendo dai personaggi, dalla loro quotidianità. Con pochi tratteggi, con pochi dialoghi e dettagli, senza che si fermi un’azione che non dà mai respiro, riescono a tratteggiare le loro storie, il passato e il presente, le paure e le motivazioni. Si assiste a tutto il film con un grande senso di meraviglia, sempre a bocca aperta, come a ogni film di Spielberg, che si tratti di alieni, dinosauri o qualsiasi altra cosa. Ogni svolta narrativa, ogni scelta, ogni sequenza non è mai scontata, né prevedibile.

    La fantascienza, da sempre, è il genere che più di altri permette delle profonde riflessioni. Sono riflessioni di natura filosofica. Ad esempio: è giusto che il diritto di sapere prevalga sulle conseguenze a cui porterebbe la conoscenza di qualcosa? Ma ci sono anche interrogativi di natura religiosa. Siamo cresciuto pensando costantemente ad un essere superiore sopra di noi. Come reagiremmo se dovessimo davvero conoscere degli esseri superiori? E poi: Dio ama solo noi? La Genesi non dice che l’uomo è la creatura più perfetta creata da Dio sulla Terra? Ascoltate la risposta che una suora cattolica dà a Jane (Eve Hewson), la compagna di Daniel. Capirete che ha senso. Tutto ha senso in questo film. Tutto è inventato, è finzione. Ma tutto pesca in qualcosa che in noi risuona con un fondo di verità. Qualcosa che probabilmente è accaduto e di cui non siamo stati messi a conoscenza.

    Steven Spielberg così torna a parlarci di alieni, in un modo ancora diverso. Negli anni Settanta e gli Ottanta, con Incontri ravvicinati del terzo tipo ed E.T., l’alieno è qualcuno che viene in pace, che vuole provare a comunicare, o addirittura un amico per un bambino che si sente solo. C’è ottimismo, speranza, forse per la fine della Guerra Fredda. È invece un alieno ostile, violento, invasore quello de La guerra dei mondi, uscito nei primi anni del Duemila. E forse qui si risentiva dell’atmosfera del post 11 settembre 2001. Oggi la storia è in qualche modo ottimista, ma l’atmosfera è caotica, confusa, concitata. Prima che arrivino le notizie sugli alieni i media sono concentrati su una guerra imminente. Gli alieni forse hanno qualcosa da dirci. Forse sono l’unica speranza di salvare un’umanità che non è capace di salvarsi da sola.

    Per tutto il film si parla di una verità che porterebbe a un cambiamento totale nel mondo, di un mondo che, una volta conosciute certe cose, non sarebbe più lo stesso.  Ed è quello di cui oggi avremmo bisogno. Solo un grande regista come Steven Spielberg può raccontarci tutto questo, e al contempo tenerci sempre con il fiato in sospeso. Disclosure Day è un film riflessivo, intenso, mai scontato, e allo stesso tempo ha alcune delle migliori scene d’azione viste negli ultimi tempi. Ha una fotografia che detta subito l’atmosfera del film, in un mondo piovoso, che vive in un verde livido, a volte illuminato da quella abbagliante luce bianca incidentale che è il marchio di fabbrica di quel grande direttore della fotografia che è Janusz Kamiński, accanto a Spielberg dai tempi di Schindler’s List.

    È un marchio di fabbrica di Spielberg anche l’età dell’infanzia, la fanciullezza. Perché il suo sguardo è sempre stato quello di un fanciullino. E perché spesso in scena ci sono bambini con il loro stupore. Ed è bellissimo che anche qui, nel momento in cui si svela tutto, ci siano in scena dei bambini. Perché, ancora una volta, è in quell’età che avviene l’incontro ravvicinato. E così vediamo in scena un mondo incantato, gli animali, la casa di Hansel e Gretel, la canzone di Biancaneve. Tutto questo è puro Spielberg. Che ci lascia con la richiesta degli alieni. “Listen”. “Ascoltate”. È questo che ci chiedono. Probabilmente per il nostro bene.

    di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

    Fai clic qui per vedere lo slideshow.

    L’articolo Disclosure Day: Steven Spielberg e gli alieni, una lunga storia in continua evoluzione. proviene da Daily Mood.

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