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    Home»Senza categoria»Michael: La vita e la musica di Michael Jackson, Peter Pan per fuggire dal mondo
    Senza categoria

    Michael: La vita e la musica di Michael Jackson, Peter Pan per fuggire dal mondo

    By 22 Aprile 2026Nessun commento7 Mins Read
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    Il piccolo Michael legge di nascosto, con una torcia, sotto il lenzuolo, un libro delle avventure di Peter Pan. In quell’Isola che non c’è, Neverland, fugge ogni notte per trovare il suo mondo. Magari quel giorno le ha prese, dal padre padrone Joseph. E infatti, nell’immagine in cui Peter Pan sta spingendo Capitan Uncino giù dalla nave, Michael ha scritto “Joseph” accanto alla figura di Uncino. Stiamo parlando di Michael, attesissimo biopic su Michael Jackson in arrivo al cinema il 22 aprile. Il riferimento a Peter Pan, il bambino mai cresciuto, è stato evidente da subito, anche cercato da lui stesso, quando Michael Jackson era in vita. Ed è un filo conduttore che dura per tutto il film. Che è un biopic musicale, certo, ma che è soprattutto una storia di liberazione, di emancipazione personale da una famiglia tossica, un romanzo di formazione. Lo capiamo all’inizio e alla fine del film. Che parte con Wanna Be Startin’ Somethin’, come iniziavano i concerti di Jacko, e si conclude nel 1988, a Londra, chiudendo un cerchio, con Michael sul palco del Bad Tour, il suo primo tour solista, a cantare proprio Bad.

    La storia di Michael racconta la carriera del Re del Pop sin dagli inizi. Da quando, con grande impegno e fatica (e botte da parte del padre) insieme ai fratelli ha dato vita a un gruppo di famiglia, i Jackson 5. Un particolare gruppo soul fatto da 4 ragazzi, cantanti e musicisti, in cui la voce solista era proprio il più piccolo, un bambino. Una scelta che può essere naturale, vista la sua voce fuori dal comune, ma anche furba, perché il bambino che canta da protagonista fa colpo. Aveva studiato anche questo, sicuramente, il padre Joseph. Quello che non aveva previsto era che Michael avrebbe voluto trovare la sua identità, la sua voce, il suo suono, le sue canzoni. Lo farà a sorpresa con il primo album, Off The Wall, nato nel tempo libero perché, come dice Joseph ai discografici della Epic, “Michael dalle 9 alle 5 lavora per me”. E poi Thriller, l’album più venduto della storia, ma con la famiglia ancora a togliere il respiro, e il tour seguente che non celebrerà il re del pop, ma sarà ancora con i Jackson 5. Fino alla libertà di andare finalmente da solo.

    Non ha fatto mai niente per nascondere il legame con Peter Pan, Michael Jackson. Ed è tutto molto chiaro anche qui. Quella di essere un Peter Pan vivente non è stata certo una scelta, quanto una strada segnata. Michael ha continuato a rimanere per sempre un bambino, perché bambino non lo è mai stato, e ha cercato in eterno di ritrovare quell’infanzia che non ha mai avuto. Michael non ha mai avuto amici della sua età perché, non essendo mai stato bambino, non è mai stato con dei bambini, che lo hanno sempre visto come qualcuno da fissare e a cui chiedere una foto. E così il suo legame poteva essere solo con gli animali, che, come racconta alla mamma, per lui non sono “pets”, ma sono “friends”, i suoi unici amici. Bubbles, lo scimpanzè, è il più famoso, ma ci sono lama, giraffe, asini, e persino un pitone.

    La storia di Michael è una storia di successo, una storia di grandi canzoni, ma, come dicevamo, una lunga camminata verso la libertà. Con momenti difficili. Non solo quelli legati al padre, ma anche l’incidente che gli bruciò i capelli, durante un famoso spot della Pepsi. Ma tutto questo scorre in un film che, a differenza di altri biopic del genere, non ha la solita struttura, di ascesa, caduta e redenzione (Bohemian Rhapsody, Rocketman, Whitney sono tutti girati con questo schema), non indugia mai sul dramma. Ma, al contrario, cosa quasi unica nel suo genere, prova ad essere gioioso, potente, positivo, come la musica di Michael Jackson. In questo senso, Michael, pur non essendo un capolavoro, pur non essendo grande cinema, centra alla perfezione il mood della musica di Michael Jackson, dei suoi video, della sua arte. Erano divertimento, ballo, catarsi, gioia, unità e pace. È bello che il film sia questo.

    Un’altra cosa di unico che aveva la musica di Michael Jackson era il ritmo. E questo è allo stesso tempo il pregio e il difetto del film. Ha un ritmo altissimo, un montaggio ritmato, veloce, racconta tutto dagli anni Sessanta al 1984, con vista sul 1988, e per questo opera una serie di ellissi, anche molto decise. Da un lato è ottimo, perché il film non ha un momento di pausa, e racchiude in due ore una storia ricchissima e completa. Dall’altro, a volte, si ha la sensazione che si vada troppo veloce, che si salti qualche passaggio. Si avrebbe voglia di sapere di più del primo incontro tra Quincy Jones e Michael Jackson, che diede il via alla carriera solista con l’album Off The Wall, del 1978. E, soprattutto, si vorrebbe sapere di più del making of di Thriller, l’album più venduto di tutti i tempi, mentre il racconto viene racchiuso tra due canzoni, e i relativi video, Beat It e Thriller. Momenti emozionanti, enormi, ma si vorrebbe sapere di più.

    I produttori del film sono quelli di Bohemian Rhapsody. E quel film sui Queen ci ha insegnato come – ma d’altra parte con i biopic musicali è stato più o meno sempre così – questo tipo di film va costruito attorno a delle grandi performance musicali e visive, com’era stata, per Freddie Mercury e i Queen, quella del Live Aid. Antoine Fuqua, regista muscolare e sempre funzionale al racconto, conosce benissimo la lezione e costruisce il film attorno a questi momenti. I due video musical di cui abbiamo detto sopra. E alcune esibizioni iconiche della vita di Michael. Quella di Billie Jean alla serata per i 25 anni della Motown. Un’emozionante Human Nature durante il Victory Tour del 1984. E una rabbiosa Bad cantata durante il Bad Tour del 1988 a Londra. È quei che l’attore protagonista, Jaafar Jackson, nipote di Michael (è il figlio del fratello Jermaine), dà il meglio, con delle prestazioni impressionanti e mimetiche. Le movenze sono perfette, e lo sono anche alcuni tratti distintivi del Re del Pop, come la voce (se potete vedete il film in lingua originale) e il sorriso.

    Dal film si nota anche quanto Michael Jackson fosse stato unico anche nel creare un look unico. Non ha mai seguito le mode, ma le ha create. I pantaloni stretti e corti, i calzini bianchi e i mocassini, fissati nell’immagine iconica del ballo sulle punte. Le giubbe militari, alla Sgt. Pepper dei Beatles, i guanti bianchi e luccicanti, camicie e giacche corte e attillate ricoperte di lustrini. E poi, all’epoca di Bad, giacche e pantaloni cariche di fibbie e di borchie, per una nuova immagine da duro. All’epoca c’era un altro personaggio che non seguiva le mode ma le creava, ed era Madonna. A metà degli anni Ottanta c’erano migliaia di ragazze che si vestivano come Madonna. Non erano in tanti, invece, quelli che si vestivano come Michael Jackson. Quel look funzionava solo per lui. Perché Michael Jackson era unico.

    di Maurizio Ermisino per DailyMood.it

    Fai clic qui per vedere lo slideshow.

    L’articolo Michael: La vita e la musica di Michael Jackson, Peter Pan per fuggire dal mondo proviene da Daily Mood.

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