Inizia con una classica ripresa di found footage, la ripresa privata in stile The Blair Witch Project, Bakrooms, il film di Kane Parsons che si candida ad essere uno degli horror più interessanti dell’anno, e che arriva nei cinema italiani dal 27 maggio. Sono le immagini tipiche di quelle riprese amatoriali, livide, sgranate, poco definite. Sono riprese in soggettiva, di qualcuno che si sta addentrando in un luogo. È un luogo vuoto, fatto di una serie di stanze e corridoi di colore giallo, un colore ordinario, dozzinale. Il respiro di chi sta riprendendo è affannoso, e tutto questo aggiunge ansia alla situazione.
Backrooms inizia così. Nasce da un fenomeno globale che ha terrorizzato il web, una serie di video comparsi su YouTube, che hanno giocato a lungo sull’ambiguità tra verità e finzione. Parlavano di alcune stanze accanto ad un negozio, di una dimensione parallela. Il concetto è questo. Se non fai attenzione e superi la barriera della realtà, entrerai nelle backrooms. Se finisci lì dentro, resta vigile, perché i passi che echeggiano in quelle stanze potrebbero non essere solo i tuoi…
Al centro della storia c’è Clarke (Chiwetel Ejiofor), proprietario di un negozio di mobili, e in crisi con la moglie. È in cura da una psicologa, Mary (Renate Reinsve), che lo ascolta e prova a tirar fuori da lui delle risposte al suo comportamento. Una notte Clarke, che, lasciata casa, dorme nel suo negozio, scopre che può passare attraverso il muro e finire in questa dimensione parallela. Sono le backrooms. Il rischio è quello di perdersi.
Backrooms è un horror insolito, originale, intrigante. Ci sono parecchie novità nella sua costruzione. Una di queste è il suo svolgersi in stanze completamente illuminate,da volgari luci al neon che riflettono sulle pareti di un giallo quasi disturbante. È un deciso cambio di paradigma ambientare una storia di paura in un contesto così chiaro e luminoso, quando l’horror ha sempre giocato sul buio e sul chiaroscuro. Un’altra novità è, ma questo lo capirete man mano e non vogliamo svelarvi troppo, l’assenza di un vero villain, un vero assassino, anche se, andando avanti, i pericoli non mancheranno.
La dimensione parallela ci rimanda in qualche modo a Matrix, ma in modo assolutamente nuovo, senza alcuna seduzione estetica o tecnologia. E un po’ anche ad Essere John Malkovich, perché anche in quel caso c’era l’ingresso in una stanza che portava in un altro mondo. Ma siamo in un film completamente diverso, indefinibile. E, in fondo, anche inspiegabile. Anche l’uso del found footage, che rimanderebbe a film come The Blair Witch Project, Cloverfield e Rec, è in realtà dosato in maniera sapiente e mai abusato. Serve a creare tensione in alcuni momenti della storia. La chiave, anche stavolta, è che l’occhio unico della telecamera coincide con quello del protagonista e quindi con il nostro. Per cui non abbiamo una visione superiore e vediamo – o non vediamo – quello che vede – o non vede – lui. Ma il found footage è solo una delle armi di questo film.
Il grande fascino del film sta nell’immersione in questi luoghi anonimi e sterminati, in dei posti vuoti in cui, però, ogni tanto si trova qualcosa di strano. In dei luoghi che sembrano normali, ma che, a un certo punto, sfidano le regole della fisica del nostro mondo e prendono forme e direzioni inaspettate. È il perturbante di stare in un luogo che ci sembra familiare ma non lo è. In questo senso c’è un grandissimo lavoro sulla costruzione dei set.
Backrooms è uno di quei film che alla fine non lascia una soluzione, e la dobbiamo trovare da soli. Potrebbe avere a che fare con la nostra psiche, e su come noi reiteriamo in loop certi comportamenti. Potrebbe avere a che fare con la memoria, come se, come noi, anche un luogo potesse avere dei ricordi, e che questi siano sfumati, inesatti, imperfetti. La cosa interessante di Backrooms è che è proprio come i suoi protagonisti. Come chi si trova in quelle stanze, una volta entrato non sa come uscirne. E così Backrooms, creato questo mondo, non sa come uscirne in modo logico. Se ci pensate, è perfettamente coerente con lo spirito del film.
di Maurizio Ermisino per DailyMood.it
Fai clic qui per vedere lo slideshow.
L’articolo Backrooms: Lasciate ogni speranza voi che entrate in queste stanze proviene da Daily Mood.
